Dr. Marco Zanetti
Presidente BIOSSPORT
Negli ultimi decenni il consumo di alimenti ultra-processati (UPF, Ultra-Processed Foods) ha registrato un’impennata nei paesi industrializzati e in via di sviluppo. Pane confezionato, snack dolci e salati, bevande zuccherate, piatti pronti e cereali da colazione rappresentano ormai una quota significativa dell’apporto calorico quotidiano in gran parte della popolazione. Ma a quale costo?
Le più recenti evidenze scientifiche hanno iniziato a delineare un quadro allarmante: gli alimenti ultra-processati non solo favoriscono obesità, diabete e malattie cardiovascolari, ma potrebbero aumentare significativamente anche il rischio di mortalità generale e specifiche forme di cancro.
Cosa sono gli alimenti ultra-processati?
Secondo la classificazione NOVA, gli UPF sono prodotti formulati industrialmente con ingredienti raffinati o sintetici (zuccheri, oli, additivi, emulsionanti, coloranti, aromi artificiali), spesso privi di una matrice alimentare riconoscibile. L’obiettivo è massimizzare la palatabilità, la conservabilità e la praticità, ma a scapito della qualità nutrizionale.
Lo studio che preoccupa: +15% di rischio di morte
Un’ampia metanalisi pubblicata nell’aprile 2024 su The BMJ ha analizzato i dati di oltre 10 milioni di persone provenienti da 45 studi osservazionali. I risultati mostrano che chi consuma regolarmente una dieta ricca di UPF presenta un rischio aumentato del 15% di mortalità per tutte le cause rispetto a chi ne consuma meno (Lane et al., 2024).
“Gli effetti deleteri degli UPF sembrano essere indipendenti dalla qualità complessiva della dieta o dallo stile di vita,” afferma il coordinatore dello studio, prof. J. Lane.
Associazione con il cancro ai polmoni: +41% di rischio
Uno studio pubblicato a giugno 2025 sulla rivista Lung Cancer ha evidenziato che un’elevata assunzione di UPF è associata a un aumento del 41% del rischio di sviluppare cancro polmonare, anche nei non fumatori. Il meccanismo ipotizzato coinvolge l’alterazione del microbiota, l’infiammazione sistemica e la formazione di composti cancerogeni durante la lavorazione industriale degli alimenti (Chen et al., 2025).
Un impatto maggiore del fentanyl?
Secondo una recente proiezione epidemiologica statunitense, gli UPF sarebbero responsabili di oltre 124.000 decessi prematuri l’anno negli USA, superando quelli attribuibili all’overdose da fentanyl (circa 74.000 decessi nel 2023). Questo dato sottolinea come l’alimentazione moderna stia diventando un “killer silenzioso”, con impatti simili a quelli delle droghe pesanti, ma meno visibili (The New York Post, 2025).
Dalla consapevolezza alla prevenzione
La riduzione del consumo di UPF dovrebbe rappresentare una priorità per le politiche sanitarie pubbliche, così come l’etichettatura trasparente, l’educazione alimentare sin dalla scuola e il sostegno alla filiera del cibo fresco e locale.
Nel contesto della nutrizione sportiva, un’alimentazione basata su cibi minimamente processati e nutrienti è essenziale non solo per la performance, ma anche per la salute a lungo termine dell’atleta.
Conclusioni
La crescente mole di dati epidemiologici e clinici non lascia più spazio a dubbi: gli alimenti ultra-processati non sono semplicemente “cibo spazzatura”, ma fattori di rischio epidemiologico globale. La sfida dei prossimi anni sarà quella di contrastarne la diffusione e sostituirli con modelli alimentari sostenibili, integrali e protettivi.
