Nel 2024 le vendite dei farmaci GLP-1 come la semaglutide sono aumentate del 78,7%, segno di un uso sempre più diffuso per perdere peso anche senza indicazione medica. La sola semaglutide ha generato oltre 55 milioni di euro di spesa privata, cui si aggiungono altri 21,8 milioni non rimborsati dal Servizio sanitario, spingendo molti a cercare alternative sul mercato illegale online, dove circolano prodotti falsi e privi di controlli. Questi farmaci mimano un ormone che regola fame e glicemia e possono causare nausea, vomito, diarrea, dolori addominali e, più raramente, pancreatiti e calcoli biliari, rendendo indispensabile la supervisione medica. In Italia sono state vendute oltre 300mila confezioni tra semaglutide e liraglutide, senza contare il Wegovy, introdotto a metà anno. Alcuni medici li prescrivono anche in casi di forte disagio psicologico legato al peso, ma l’uso scorretto resta un rischio crescente. (Agenbio)
Il Papillomavirus è tra i nemici più insidiosi della salute pubblica, causando migliaia di tumori ogni anno. Nell’immaginario collettivo è ancora percepito come un problema quasi esclusivamente femminile, ma non è così: l’HPV è infatti coinvolto in numerosi tumori dell’area genitale maschile, dell’orofaringe e dell’ano, colpendo uomini e donne in modo diverso, ma con la stessa pericolosità. È un’infezione molto comune, trasmessa con rapporti sessuali non protetti, ma spesso passa inosservata fino a quando non provoca lesioni che, nel tempo, possono evolvere in malattia. La buona notizia è che si può prevenire. Screening regolari e vaccinazione precoce riducono drasticamente il rischio, ma in Italia l’adesione resta ancora bassa, soprattutto tra i ragazzi. Ampliarne l’utilizzo significa ridurre la diffusione del virus, proteggere la salute riproduttiva degli uomini e contribuire all’obiettivo – sempre più realistico – di eliminare i tumori HPV – correlati. In questo contesto, investire nella prevenzione permette non solo di ridurre i casi di cancro, ma di spezzare la catena invisibile con cui l’HPV continua a circolare.
L’infiammazione causata dall’eccessivo consumo di zuccheri non si limita a far aumentare il peso: può influire anche sulla salute del cervello, diventando un elemento chiave in molte malattie neurologiche. È quanto stanno indagando i ricercatori dell’Università di Verona, dove si analizza come il sistema immunitario possa trasformarsi da alleato a nemico dei neuroni. Quando le calorie sono troppe, le cellule immunitarie diventano iperattive, entrano più facilmente nel tessuto cerebrale e alimentano processi che danneggiano le connessioni nervose. Le ricerche mostrano che ciò che mangiano incide direttamente su questi meccanismi. Un surplus di zuccheri aumenta la leptina, un ormone che amplifica la risposta infiammatoria e rende più probabili disturbi come sclerosi multipla, Alzheimer e Parkinson. Ridurre le calorie, invece, aiuta a calmare l’attività immunitaria e può migliorare la risposta ai farmaci, come indicano i primi dati clinici. Anche la qualità conta: i carboidrati sono i maggiori promotori di infiammazione, seguiti da grassi e proteine. Una riduzione mirata degli zuccheri può quindi diventare un reale supporto nella gestione delle malattie neurologiche. (Fonte Agenbio)
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